lunedì 7 settembre 2009

SILVIO A RETI UNIFICATE - MAMMA RAI SCARICA REPORT


Mette le mani sulla La7. Controlla le nomine a Raitre. Condiziona il ritorno di Travaglio. Toglie la tutela legale alla Gabanelli. Così nasce il monopolio tv
Milena Gabanelli azzoppata. Sotto pressione per il tentativo di mandare in onda il suo "Report" su Raitre senza rete di protezione legale da parte di viale Mazzini. Marco Travaglio in discussione. Ancora privo di contratto, a meno di essere trattato nel programma ? Anno zero" di Michele Santoro su Rai Due non da editorialista come gli anni precedenti ma da ospite all'interno di un contraddittorio. Questo, e non solo, lato Rai. Poi: Telecom, nella gara definita dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e dal vice ministro Paolo Romani per l'assegnazione dei due multiplex per i programmi in digitale terrestre, è stata messa sullo stesso piano dei colossi Rai e Mediaset che probabilmente vinceranno.

Secondo gli esperti ci sarebbero tutte le ragioni per fare ricorso. Ma finora la società guidata da Franco Bernabè, manager non proprio organico alla corte di Arcore e non saldissimo in sella, ha preferito evitare di farlo. La spada di Tarak, invece su La7. Ovvero l'aleggiare del tacito interesse di Tarak Ben Ammar, letto da molti come una sorta di diritto di prelazione da parte di un uomo potente piazzato nei cda della stessa Telecom e nella Mediobanca di Cesare Geronzi (un tempo era stato anche consigliere di Mediaset nonché testimone in difesa di Berlusconi nei processi di Mani Pulite) e allietato da un portafoglio di amicizie pesanti: dal Cavaliere a Massimo D'Alema fino a Rupert Murdoch. Segnali dell'inizio di una stagione che si annuncia a dir poco incandescente. Per non parlare di Sky sotto tiro da dicembre, tra rialzo dell'Iva deciso dal governo e il divorzio non consensuale dalla Rai, a causa del suo successo italiano tale da portare James Murdoch, il figlio dello Squalo, a presidiare il territorio con una presenza sempre più assidua. Scene di una stagione probabilmente da manuale, nel senso di un trattato più militaresco che storico. Tappe di un'avanzata mediatica che non sente neanche il dovere di camuffarsi. Un autunno da ricordare come la manifestazione della brama di un controllo sui gangli dell'informazione e della televisione sfacciata come mai prima d'ora. Dove le poche free zone rimaste di reti, telegiornali, emittenti, società di Tlc fanno fatica a sottrarsi all'influenza ambientale, persuasiva e economica dell'inquilino di Palazzo Chigi. Forse perché nel terzo governo Berlusconi, la comunicazione sta definitivamente prendendo il posto della politica. Ed è su questo tavolo, su questo sistema che si giocherà la grande partita del Cavaliere. Non sull'azione ma sulla rappresentazione.

Non sui contenuti ma sugli attributi. In effetti, una vera e propria escalation. Al ritmo di una mossa dopo l'altra sempre più disinvolta. La legge sulle intercettazioni. La causa civile contro "Repubblica" colpevole di formulare dieci domande volte a chiarire il suo comportamento e di riportare i pesanti giudizi della stampa internazionale incredula davanti alle sue gesta. Gli attacchi personali all'editore Carlo De Benedetti e al direttore Ezio Mauro. I 2 milioni di risarcimento chiesti a "l'Unità". L'offensiva a suon di cannonate del "Giornale" di famiglia firmato per la seconda volta da Vittorio Feltri, seguito a ruota da quelle di "Libero" diretto da Maurizio Belpietro, ex direttore di "Panorama" e del "Giornale". E ora alla richiesta dell'Europa di chiarire i respingimenti dei migranti, addirittura la minaccia: quella di bloccare il funzionamento dell'Ue qualora siano i portavoce a permettersi di chiedere spiegazioni. Al limite del grottesco: trasformare i portavoce in porta silenzi. Ecco, dunque, l'evoluzione del Cavaliere con al suo fianco i paladini del momento, due falchi finalmente.

L'uomo di legge, Nicolò Ghedini. L'uomo di carta, Vittorio Feltri. Pronti ad assecondarlo nell'opera di esclusione ed eliminazione dell'informazione non allineata. In un delirio di intolleranza come è stato definito da Giuseppe Giulietti, deputato Idv uno che se ne intende di telecomunicazioni. A viale Mazzini, sistemate le due reti e i due tg, urge affrontare il cambio ai vertici della più nobile delle riserve indiane, Raitre e il suo telegiornale. Anche se al Tg1 di Augusto Minzolini manca ancora un tocco, il boccone prelibato per la Lega: la nomina del sesto vicedirettore cioè Enrico Castelli, spesso al seguito del Cavaliere nel settentrione d'Italia, con una sorta di delega per l'informazione del Nord da gestire con tre giornalisti ad hoc. Ma si diceva, il terzo canale, zona franca della tv pubblica, a parte il recinto di Michele Santoro a Raidue (alla domanda: «Andrete in onda senza Travaglio? » Sandro Ruotolo risponde senza sbilanciarsi: «"Anno zero" è Santoro, Vauro, Marco Travaglio...». Ecco, la terra libera di "Report" («Mi auguro che la cancellazione della clausola di manleva rientri », commenta Gabanelli «In caso contrario sarebbe complicato fare un programma d'inchiesta dove la maggior parte delle cause sono pretestuose tanto che in 13 anni di vita, non ne abbiamo mai persa una»). La striscia di "Parla con me" di Serena Dandini (gli scettici Rai escludono che manterrà la messa in onda dal martedì al venerdì). Il ticket perfetto per Raitre ci sarebbe: Enrico Mentana al Tg3 (nell'agenda del direttore generale Mauro Masi un incontro con lui). Giovanni Minoli alla rete con l'interim della sua Rai Educational, trasformata da lui in un gioiellino. Per carità, fior di professionisti. Ma soprattutto, nessuno dei due, un salto nel buio. Con qualità e difetti sia dell'uno che dell'altro ben noti ovunque, sia a viale Mazzini che a Palazzo Chigi visto il loro lungo cursus honorum. Tra l'altro, un binomio impossibile da bocciare anche per l'opposizione. Che però, per il tg avrebbe il suo candidato con i quattro quarti: Bianca Berlinguer, sostenuta dai dalemiani e da Pierluigi Bersani, ma anche da Dario Franceschini e da Walter Veltroni. Non da Paolo Gentiloni o dal consigliere Rai Nino Rizzo Nervo, area quel che fu della Margherita, propensi, invece, a difendere lo status quo: non tanto Antonio Di Bella (al quale non dispiacerebbe cambiare) ma soprattutto Paolo Ruffini, direttore di rete da sette anni.
(03 settembre 2009) Denise Pardo
fonte : L'espresso





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La notizia è sconcertante: mamma Rai non garantisce più ai giornalisti di Report la copertura legale. Che storia è questa?! Roba da paralizzare anche i professionisti più coraggiosi! Significa che gli inviati di Milena Gabanelli, da sempre attivi nel denunciare le illegalità e i soprusi che ci circondano, dovranno provvedere di tasca propria alle spese legali cui, da bravi inchiestisti, vanno continuamente incontro.

Sabrina Giannini, Sigfrido Ranucci, Stefania Rimini e gli altri giornalisti di Report dedicano i 3/4 della propria esistenza a ricerche scrupolose: viaggiano in lungo e in largo per arrivare alla verità e rivelarla al pubblico a casa. Scoprono traffici loschi e furti che spesso avvengono sotto i nostri occhi. Smascherano impostori, sfruttatori e tutto questo per offrire un servizio alla gente. Fare del bene, si potrebbe dire, ma non facciamo retorica inutile: non si può ignorare che la squadra di Report svolge un compito importante, che dovrebbe essere tra le mission del servizio pubblico.

La Rai, invece, se ne lava le mani, rivelando un atteggiamento assai pericoloso. La terza rete non ha ancora un direttore; l'inizio di AnnoZero viene rimandato di settimana in settimana perchè i contratti per la redazione del programma non sono pronti; il Tg1 di Minzolini viene continuamente accusato di strizzare l'occhio alla maggioranza, nascondendo gli scandali che hanno travolto il Premier.

E' questo il servizio pubblico che ci meritiamo? Non voglio crederlo. Soprattutto, mi rifiuto di pensare che la tv di Stato sia per le forze politiche - tutte - solo un esercizio di potere. Per i nostri rappresentanti non conta offrire prodotti di qualità, che rendano effettivamente un servizio al pubblico, ma, ancora una volta, accaparrarsi il maggior numero di poltrone. Che brutta televisione!

sabato 5 settembre 2009

VACCINAZIONE INFLUENZA SUINA COLLEGATA IN GB A DEVASTANTE MALATTIA NERVOSA




Il commento del dr. Mercola:
Come menzionato nell’articolo sotto, la campagna del 1976 contro l’influenza suina ha causato più danni che benefici. Vi sono indicazioni che la presente campagna finirà come una devastante replica, se non peggio.

Nella campagna del 1976, solo una persona morì a causa dell’influenza suina (dati americani n.d.t.), mentre 25 persone morirono a causa di reazioni avverse alla vaccinazione e parecchie centinaia svilupparono l’invalidante sindrome di Guillain-Barre (GBS, vedi sotto).
Secondo il britannico Daily Mail, L’Agenzia della Salute britannica (British Health Protection Agency) ha spedito, il 29 luglio 2009, lettere a 600 neurologi chiedendo loro di stare in allerta per la sindrome di Guillain-Barre una volta che la campagna di vaccinazione autunnale è avviata.
Sembra strano che l’avvertimento non sia stato mandato, invece, ai medici che amministreranno il vaccino. Una scelta bizzarra, se la preoccupazione per la salute pubblica fosse stata la maggiore preoccupazione dell’Agency...

Da: dr. Mercola, www.mercola.com
Un avviso che la vaccinazione contro l’influenza suina è collegata ad una malattia nervosa mortale è stato mandato, in una lettera confidenziale, dal Governo Britannico ai neurologi della nazione.
La lettera, dell’Health Protection Agency, l’organismo ufficiale che controlla la salute pubblica, è stata recapitata al giornale Daily Mail. Molti lettori si sono fatti la domanda del perché l’informazione non sia stata fornita direttamente al pubblico prima che inizi la campagna di vaccinazione per milioni di persone, molti dei quali bambini.
La lettera chiede ai neurologi d’allertarsi per un probabile aumento di un disturbo cerebrale chiamato “Sindrome di Guillain-Barre” (GBS), che potrebbe essere scatenata dal vaccino.

GBS attacca la guaina dei nervi, causando paralisi e inabilità a respirare, con conseguenze a volte fatali.
La lettera fa riferimento all’uso di un simile vaccino negli Stati Uniti nel 1976 quando:
• Ci furono più morti a causa delle vaccinazioni che a causa dell’influenza suina,
• Il vaccino può aver aumentato di otto volte l’incidenza della GBS,
• Il vaccino fu ritirato dopo appena 10 settimane, quando il collegamento vaccino-GBS divenne chiaro,
• Il Governo America fu costretto a risarcire milioni di dollari alle persone colpite.

Preoccupazioni si sono già manifestate che il presente vaccino non sia stato testato a sufficienza e che gli effetti collaterali, specialmente sui bambini, siano sconosciuti.
Fonte: The Daily Mail August 15, 2009

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venerdì 4 settembre 2009

VIDEOCRACY A VENEZIA - DE MAGISTRIS : COLPO DI STATO IN AUTUNNO




Erik Gandini vive in Svezia ma è nato e cresciuto in Italia. Con Videocracy, torna nel suo paese d'origine, per raccontare dall'interno le conseguenze di un esperimento televisivo che gli italiani subiscono da trenta anni. E riesce a ottenere l'accesso esclusivo alle sfere più potenti, rivelando una storia significativa, derivata dalla spaventosa realtà della televisione italiana, un paese in cui il passaggio da showgirl a Ministro per le Pari Opportunità è puramente naturale...

De Magistris: “Si prepara il colpo di Stato d’autunno”

di Luigi De Magistris, da l'Unità, 30 agosto 2009

Credo che il popolo italiano debba essere consapevole che la maggioranza politica - di ispirazione piduista - tenterà di utilizzare le Istituzioni per portare a compimento - nei prossimi mesi- il più devastante disegno autoritario mai concepito dal dopoguerra in poi. Un vero golpe d’autunno. Da un punto di vista istituzionale si cercherà di rafforzare il progetto presidenzialista - di tipo peronista - disegnato su misura dell’attuale Premier. Poteri assoluti al Capo dello Stato eletto dal popolo. Elezioni supportate dalla propaganda di regime costruita attraverso il controllo quasi totale dei mezzi di comunicazione. Il Parlamento - coerentemente ad un assetto autoritario e verticistico del potere - ridotto ad organo di ratifica dei desiderata dell’esecutivo con le opposizioni democratiche messe in condizione di esercitare mera testimonianza. La distruzione dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura attraverso la sottoposizione del pubblico ministero al potere esecutivo con modifiche costituzionali realizzate illegittimamente con legge ordinaria (quale quella che subordina il Pm all’iniziativa della polizia giudiziaria e, quindi, del governo), nonché attraverso la mortificazione del suo ruolo attraverso leggi quale quella che elimina di fatto le intercettazioni (rafforzando quindi la cd. microcriminalità in modo, poi, da invocare poteri straordinari per combatterla).

La revisione della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura – non però nella direzione di liberare tali fondamentali organi dalle influenze partitiche e di poteri che pure sono presenti – ma attraverso il rafforzamento della componente politica e partitocratica. La soppressione della libertà di stampa e del pluralismo dell’informazione formalizzando normativamente la scomparsa dei fatti. La disintegrazione della scuola pubblica, dell’università e della ricerca, in modo da favorire il consolidamento della sub-cultura di regime, quella per intenderci che ha realizzato il mito del «papi», ossia del padrone che dispensa posti e prebende. Il prossimo Presidente della Repubblica – il desiderio dei nuovi peronisti è ovviamente quello che Berlusconi diventi il Capo, il Capo di tutto e di tutti - dovrà avere ampi poteri e con questi anche il comando delle forze armate (dopo aver già ottenuto la gestione della sicurezza attraverso la sua privatizzazione con l’utilizzo delle ronde da lanciare magari a caccia di immigrati e omosessuali) in modo da poter governare anche eventuali conflitti sociali con la forza.

Sul piano economico e del lavoro la maggioranza prepara la repressione al dissenso ed al conflitto sociale causato da un disegno che punta a rafforzare le disuguaglianze attraverso una politica economica che consolida sempre più i poteri forti e squilibra fortemente il Paese come nei regimi (chi ha già tanto deve avere di più, mentre sempre di più saranno quelli che non riescono ad arrivare alla fine del mese), con l’assenza del contrasto all’evasione fiscale e l’approvazione di norme che rafforzano il riciclaggio del denaro sporco. Il furto delle risorse pubbliche che vanno a finire nelle tasche dei soliti comitati d’affari. Il mancato adeguamento dei salari al costo della vita. L’incapacità di favorire l’iniziativa economica privata fondata sulla libera concorrenza supportando, invece, la rapacità dei soliti prenditori. L’assenza di strategia che possa rilanciare il lavoro - pubblico e privato - fondandolo sulla meritocrazia e non sul privilegio e sull’occupazione della cosa pubblica (come, per fare un esempio, nella sanità). Assenza di politiche economiche fondate su sviluppo e lavoro, tutela delle risorse e rispetto della natura e della vita. Il saccheggio, in definitiva, della nostra «Storia».

Un progetto contro il nostro futuro. Il colpo di Stato - apparentemente indolore ed a tratti invisibile - reso possibile dall’istituzionalizzazione delle mafie, dalla loro penetrazione nelle articolazioni economiche e pubbliche del Paese, dal loro controllo del territorio, dalla capacità di neutralizzare la resistenza costituzionale. Un golpe senza armi - ma intriso di violenza morale - con l’utilizzo del diritto illegittimo,della creazione di norme in violazione della Costituzione. L’eversione attraverso l’uso di uno schermo legale. L’uccisione della democrazia dal suo interno. È necessario, quindi, che si realizzino subito le condizioni per una grande mobilitazione civile, sociale e politica che si opponga a questo disegno autoritario che stravolge gli equilibri costituzionali e l’assetto democratico del nostro Paese.