martedì 5 agosto 2008

AGOPUNTURA

FILO DIRETTO CON L'AGOPUNTURA






Agopuntura ed artrosi: efficacia confermata da nuovi studi scientifici


In uno studio spagnolo pubblicato in una nota rivista scientifica inglese si evidenziano i benefici dell' agopuntura riguardo la cura dell' artrosi.
L' effetto dell' agopuntura è stato esaminato su 88 pazienti con artrosi del ginocchio, condizione patologica che limita sempre più nel tempo la mobilità articolare impedendo così anche banali attività quotidiane come ad esempio salire e scendere le scale. Nello studio metà delle persone( tutti in cura con lo stesso farmaco antinfiammatorio) sono state trattate una volta alla settimana con agopuntura secondo i canoni della medicina tradizionale cinese, mentre le rimanenti con agopuntura senza uno schema preciso. Ebbene dopo tre mesi i pazienti in cura con agopuntura mirata non solo hanno avuto migliore mobilità articolare e meno dolore, ma hanno anche potuto diminuire sensibilmente l' assunzione del farmaco antinfiammatorio( in alcuni casi addirittura sospeso).
A conferma dello studio spagnolo c'è stata un' analoga sperimentazione statunitense dove in modo simile sono state trattate 570 persone con artrosi al ginocchio, dunque sia con "vera" agopuntura sia con "falsa" agopuntura, testando peraltro con un punteggio i risultati di dolore e di funzionalità articolare. Anche in questo caso, dopo 26 settimane di terapia, i pazienti con "vera" agopuntura hanno avuto notevoli miglioramenti tanto che l' Arthritis Foundation ( società medica di reumatologia) ha annoverato questa terapia tra i rimedi utili e di provata efficacia per la cura dell' artrosi. Questi studi si stanno affiancando a molti altri in atto non solo per quanto riguarda il "dolore" ma anche per altre indicazioni terapeutiche dell' agopuntura, cioè fra tante, i disturbi respiratori, quelli della sessualità, dell' apparato gastro-intestinale e non ultimo, nel migliorare disturbi emotivi come la sindrome ansiosa e quella depressiva.

(Dott. Antonio Turetta)



HOW ACUPUNCTURE WORKS

domenica 3 agosto 2008

UN DOTTORE VEGETARIANO

IL DOTTOR RICCARDO TRESPIDI, DI VERONA, VEGETARIANO DA OLTRE 30 ANNI

Niente carne, una scelta etica"

Il medico sarà al congresso mondiale dei vegetariani 30-07-2008 - Fonte: L'Arena.it


«Essere vegetariano? Una scelta strettamente personale», così la pensa la maggior parte della gente. Opinione diffusa, questa, che trova però una voce contraria in Riccardo Trespidi, medico veronese di medicina generale, presidente di «Medicina non violenta» e responsabile scientifico dell’associazione nazionale dei vegetariani, alla cui schiera appartiene da ben trent’anni.

«La decisione di non mangiare carne non è una semplice preferenza individuale», puntualizza.«Essere vegetariani significa difendere i diritti umani, prima ancora di quelli degli animali, e in più salvaguardare l’ambiente.E tutto ciò, con la certezza scientifica che la dieta vegetariana non fa male alla salute. Anzi, ci preserva da obesità, diabete, arteriosclerosi e da altre malattie cosiddette "del benessere"».Si entra, insomma, nel campo della «Scienza nutrizionale etica», in cui la medicina s’intreccia con l’ecologia e l’economia, intese in senso globale.«Un ambito ancora poco considerato, ma sancito dal codice di deontologia medica sottoscritto nel 2006».


Proprio di questo parlerà Trespidi, unico relatore italiano, durante il 38° congresso mondiale dei vegetariani, che si terrà a Dresda tra il 27 luglio e il 3 agosto.


Qualche anticipazione. «Parliamo di diritti umani. In un mondo in cui più di un miliardo di persone vive il dramma della fame e non ha accesso all’acqua pulita», continua Trespidi, «la metà dei cereali raccolti ogni anno va a nutrire i tre miliardi di capi d’allevamento.

Occorrono trentamila litri d’acqua, tra abbeveraggio della bestia e del fieno che mangia, per produrre un solo chilo di carne di manzo. Non è un controsenso?».


Del resto, la Fao è giunta da tempo a una conclusione: per riequilibrare le risorse mondiali non si può agire solo nei Paesi poveri, ma bisogna ridurre gli sprechi in quelli ricchi dove, al contrario, aumenta l’incidenza di malattie legate a un’alimentazione eccessiva. «Se poi si parla di inquinamento ambientale», spiega ancora Trespidi, «si deve tener conto che il bestiame produce, con le sue scorie, il 18 percento dei gas serra».


E infine gli animali: «Molti di noi si ritengono persone sensibili. Basterebbe la visita a un allevamento intensivo o a un macello per non trovar più il coraggio di mangiare carne».

E finiamo con le rassicurazioni mediche: «Non ci sono dubbi. Un’alimentazione povera di carne e ricca di vegetali è una garanzia per mantenerci in buona salute. In questo modo, infatti, vengono ridotti i grassi saturi che, depositandosi nei vasi sanguigni, provocano ipertensione e infarto. La "dieta verde", invece, ci fornisce senza alcuna controindicazione tutte le sostanze che servono al nostro corpo».


A chi ispirarsi nel cammino verso il vegetarianesimo? C’è l’imbarazzo della scelta: il genio rinascimentale Leonardo da Vinci, la "grande anima" Gandhi e lo scienziato per antonomasia, Albert Einstein. E poi si starebbe in buona compagnia: in Italia, aiutati dalla dieta mediterranea, abbiamo la più alta percentuale di vegetariani d’Europa, 3 milioni secondo i dati Eurispes.


Lorenza Costantino 24 luglio 2008
http://www.larena.it/






ATLETI VEGETARIANI

sabato 2 agosto 2008

LION THERAPY



Il video che impazza in rete arriva dritto dritto dal passato, datato precisamente anni Settanta. Ha più di 30 anni e desta ancora tanta curiosità. I protagonisti del video sono due giovani ragazzi australiani, e il loro (ex) cucciolo di leone: Tutto era iniziato nel lontano 1969 a Londra quando Rendall e Bourke lo avevano visto da Harrods chiuso in una gabbia, solo e triste e lo Lo acquistarono per pochi spiccioli salvandolo dalla prigionia. Decisero di chiamarlo Christian.

Allevarono Christian finchè non fu troppo grande per poterlo gestire. Contattarono quindi il leggendario George Wiliamson perchè lo riportasse in Africa, libero
Dopo aver vissuto diverso tempo insieme a Londra e essersi separati per circa un anno, i tre si ritrovarono nel 1972 in una riserva naturale del Kenya e lui, sorprendentemente, si ricordò di loro.
Da allora è rimasto un amore grande a tenerli uniti.
L'affetto e la riconoscenza di un animale che trionfano!
La storia è raccontata in un libro e in un video.










THE DVD, "CHRISTIAN THE LION AT WORLD'S END" CAN BE PURCHASED AT...http://www.bornfree.org.uk/shop/acata... WHICH WILL HELP THE BORN FREE FOUNDATION SAVE EVEN MORE OF THE WORLD'S WILDLIFE.

THEY ALSO HAVE SIGNED COPIES OF VIRGINIA MCKENNA'S BOOK "CHRISTIAN THE LION'S JOURNEY TO FREEDOM" AVAILABLE AT...http://www.bornfree.org.uk/shop/acata...The dvd is also available athttp://www.beckmanndirect.com/Wildlif...There's also more info at Wikipedia:http://en.wikipedia.org/wiki/Christia..

.Many thanks to all the TV shows and news programmes who've used my video in their reports and helped to raise awareness of animal welfare throughout the world. This is also true of news publications such as The Sunday Times (27-07-08) & TimesOnline...http://www.timesonline.co.uk/tol/news...and The Daily Telegraph (31.07.08)...http://www.telegraph.co.uk/earth/main...and also The Sun (28.07.08)...http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/...

Christian left the Kora Reserve in 1973. He made his new territory along the Tana river, but when the Wakamba herdsmen kept bringing their livestock to his hunting ground, he moved on. George Adamson said in his autobiography, "I used to count the days on which we hadn't seen Christian, but when they reached 97, I gave up recording them in my diary." Because a lion can live from 12 to 15 years in the wild, Adamson believed that Christian ended his days in the Meru National Reserve only a few miles up river."Lion Man" Gareth Patterson, author, environmentalist, and the person who continued George Adamson's lion rehabilitation work, revisited Kora in 1998.
This is what he found...http://www.fatheroflions.org/Kora_Rev...

As for the two guys, the Born Free Foundation tells me that Anthony "Ace" Bourke (referred to as Ace "Berg" in a Daily Mail article) lives in Australia as a lecturer and expert in the area of Aboriginal Art, and John Rendall lives in the UK and is a Trustee of the George Adamson Wildlife Preservation Trust.

Anyone wishing to donate to the George Adamson Wildlife Preservation Trust can do so by contacting one of the following....George Adamson Wildlife Preservation Trust16a Park View RoadLondon N3 2JBUK
Tel: +4... Fax: +44 (0)20 8343 4048
info@georgeadamson.org
The Tony Fitzjohn/George AdamsonAfrican Wildlife Preservation TrustGeorgianna Pennington Regnier116 La Patera DriveCamarilloCA 93010

venerdì 1 agosto 2008

UN COLORANTE CURERA' L'ALZHEIMER




Era una mattinata movimentata, quando un anziano
gentiluomo di un'ottantina di anni arrivò per farsi
rimuovere dei punti da una ferita al pollice.

Disse che aveva molta fretta perché aveva un
appuntamento alle 9:00.

Rilevai la pressione e lo feci sedere,
sapendo che sarebbe passata oltre
un'ora prima che qualcuno potesse vederlo.

Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi,
dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che
mi sarei occupato io della ferita.

Ad un primo esame, la ferita sembrava
guarita: andai a prendere gli
strumenti necessari per rimuovere la
sutura e rimedicargli la ferita.

Mentre mi prendevo cura di lui, gli
chiesi se per caso avesse un altro
appuntamento medico dato che aveva
tanta fretta.

L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla
casa di cura per far colazione con sua moglie.

Mi informai della sua salute e lui mi raccontò
che era affetta da tempo dall'Alzheimer.

Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse
nel caso facesse un po' tardi.

Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni.

Ne fui sorpreso, e gli chiesi 'E va ancora ogni mattina
a trovarla anche se non sa chi é lei'?

L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla
dicendo: ''Lei non sa chi sono, ma io so ancora
perfettamente chi é lei'

Dovetti trattenere le lacrime...
Avevo la pelle d'oca e pensai:
'Questo é il genere di amore che voglio nella mia vita'.

Il vero amore non é né fisico né romantico.
Il vero amore é l'accettazione di
tutto ciò che é, é stato, sarà e non sarà.

Le persone più felici non sono necessariamente
coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che
traggono il meglio da ciò che hanno.

La vita non é una questione di come sopravvivere alla
tempesta, ma di come danzare nella pioggia...



UN COLORANTE CURERA' L'ALZHEIMER
Nuovo farmaco scoperto in Scozia: fermerebbe la progressione della malattia

MATTIA B. BAGNOLI
LONDRA
Nella battaglia contro l’Alzheimer la Gran Bretagna segna un punto importante. La nuova speranza per i malati affetti dalla sindrome di demenza acuta si chiama Rember, una rivoluzionaria medicina messa a punto dalla TauRx Therapeutics e testata dai ricercatori dell’università di Aberdeen, Scozia. Presentata a Chicago nell’ambito della Conferenza Internazionale sull’Alzheimer, la sostanza - provata su 321 pazienti - ha dimostrato, paragonata ad altri trattamenti, di poter ridurre di oltre 80 punti percentuali la progressione della malattia.
Nonostante la terapia messa appunto dagli scienziati britannici non faccia regredire il male ma lo stabilizzi, «Rember» appare come la scoperta più importante dal 1907, anno in cui lo psichiatra tedesco Alois Alzheimer individuò il morbo che porta il suo nome. Se i test necessari a rendere commerciabile la «pillola delle meraviglie» avranno successo, Rember potrebbe raggiungere il mercato già nel 2012. «È la prima volta che una medicina si dimostra effettivamente capace di migliorare la condizione di chi è affetto da questa malattia», ha commentato il dottor Clive Ballard, ricercatore capo dell’Alzheimer Society.
«È un risultato senza precedenti - ha spiegato Claude Wischik, l’autore della scoperta e co-fondatore della TauRx Therapeutics -. Siamo stati capaci di dimostrare che è possibile arrestare la progressione della malattia agendo sugli aggregati proteici responsabili della degenerazione cellulare». Il trattamento sviluppato da Wischik attacca direttamente la proteina Tau, la responsabile dei vuoti di memoria cronici che caratterizzano la malattia. E come spesso accaduto nelle invenzioni, Rember è stata scoperta per caso.
Il principio attivo che sta alla base del medicinale, la metiltionina cloruro, è normalmente usato come colorante chimico. Il professor Wischik, però, si è reso conto che distrugge la proteina Tau versandone qualche goccia, in modo accidentale, in un campione su cui stava lavorando. Da qui l’idea di usarla per sconfiggere l’Alzheimer. «Abbiamo compiuto delle analisi - ha spiegato Wischik - sugli effetti della medicina a 24 settimane dall’inizio della terapia e a 50 settimane: i risultati sono due volte e mezzo migliori di quelli ottenuti da altri trattamenti».
I ricercatori stanno già cercando di capire se Rember può anche prevenire, oltre che curare, la malattia. La svolta, dunque, c’è, è significativa, ma potrebbe essere troppo presto per cantare vittoria: la sperimentazione, infatti, è stata condotta su pazienti affetti da Alzheimer a un livello «moderato». Non ci sono quindi dati disponibili per capire se anche i malati in stato avanzato potranno beneficiare della medicina. «Nei test preliminari Rember ha ridotto la riduzione di pressione sanguigna in quelle parti del cervello che sono importanti per la memoria - ha sottolineato Rebecca Wood, direttrice dell’Alzheimer Research Trust, l’associazione britannica che raccoglie i fondi per la ricerca sulla malattia -.
Ora abbiamo bisogno di nuovi controlli per accertare che non ci siano effetti collaterali». Wood ha però sottolineato come la sperimentazione sia stata finanziata da una casa farmaceutica. Come dire: una sconfitta del pubblico nei confronti del privato.Con tutti i se e i ma del caso, Rember funziona e chi ha fatto da cavia oggi ringrazia. A Jimmy Hardie, 72 anni, l’Alzheimer venne diagnosticato tre anni fa: buchi di memoria, repentini cambi d’umore, incapacità di gestire le azioni quotidiane. «Ora riesce a pianificare la sua giornata, e se va nel casotto degli attrezzi per qualche lavoretto non ha più bisogno di chiedere aiuto e si ricorda cosa deve fare», ha spiegato la moglie Dorothy, 69 anni ed ex infermiera.


http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=868&ID_sezione=243&sezione=News